Google e lo spettro di una nuova mega multa dall’Antitrust Europeo

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Google è di nuovo nel mirino dell’Antitrust Europeo, Si indaga per abuso di posizione dominante attraverso il sistema operativo Android

Google di nuovo nel mirino dell’Antitrust Europeo per abuso di posizione questa volta attraverso il sistema operativo Android. La Commissione Europea sta vagliando la situazione e, secondo fonti vicine al Wall Street Journal e a Il Post avrebbe dovuto relazionare l’Antitrust Europeo, questa settimana, mentre la decisione è slittata alla prossima. Secondo quanto riporta la stampa estera, questa volta Google è finita nel mirino per Android e per un presunto utilizzo del sistema operativo ai danni dei servizi della concorrenza.

Ma la storia del colosso di Mountain View e il balletto con le autorità europee risale a qualche anno fa. Si pensi solamente alle ‘scaramucce’ di novembre 2016 in cui Google forniva una contro replica respingendo le accuse di abuso di posizione dominante avanzate dall’Antitrust UE che l’aveva accusata di favorire il suo servizio di shopping e bloccare i rivali nel search advertising online. Si tratta dei dossier relativi a Google Shopping e ad Adsense for Search. Facendo un balzo di un anno circa, si arrivava a giugno 2017, quando arriva la quantificazione della sanzione contro Google: oltre 2,4 miliardi di euro.

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Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, dichiarava:Google ha lanciato tanti prodotti e servizi innovativi che ci hanno cambiato la vita. Gli effetti sono indubbiamente positivi. Ma nella strategia attuata per il suo servizio di acquisti comparativi, non si è limitata a rendere il suo prodotto migliore di quelli concorrenti per attrarre più clienti. Google ha abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca per promuovere il suo servizio tra i risultati della ricerca e per retrocedere quello dei concorrenti. Google ha tenuto un comportamento illegale ai sensi delle norme antitrust dell’UE perché ha impedito ad altre imprese di competere in base ai propri meriti e di innovare. Ma soprattutto, ha negato ai consumatori europei la possibilità di scegliere liberamente i servizi e di sfruttare appieno i vantaggi dell’innovazione”.

Quella fu una sentenza storica che arrivava dopo circa sette anni di indagini e prove che la Commissione europea aveva raccolto e riportato in un testo. Si metteva in discussione l’algoritmo e tra le righe della nota della Commissione si leggeva che la società ha sistematicamente attribuito una posizione preminente al proprio servizio di acquisti comparativi. Quindi, quando il consumatore effettua una ricerca su Google in relazione alla quale il servizio di acquisti comparativi della società americana vuole proporre risultati, questi sono visualizzati in cima ai risultati della ricerca o comunque tra i primi. Anche quella sanzione fu contestata. E oggi Google di nuovo nel mirino e, forse, per una sanzione di importo ancora superiore a quella del 2017.

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