Google News potrebbe chiudere in Europa per la tassa sui link, la distanza dell’UE dalla vita reale

Autorità e normativeNormativa
Approvato il nuovo regolamento per la protezione dei dati nella UE

Google sta valutando di rinunciare ad offrire il servizio Google News in Europa, dipenderà dall’attuazione della nuova ‘legge sul copyright’. Un’altra occasione persa dall’UE per semplificare i regolamenti tutelando prima degli altri i diritti dei suoi cittadini

Ci sono regole, regolamenti e sanzioni studiate dall’Unione Europea che da un lato vorrebbero tutelare diritti e interessi legittimi e dall’altro dimostrano nella pratica l’incapacità dei provvedimenti di incidere in modo corretto, secondo le intenzioni, laddove è necessario.

E’ questo il caso per esempio della ‘cosiddetta’ riforma della legge europea del copyright (in verità una direttiva), con la relativa modifica degli articoli 11 e 13 promossa al voto dal Parlamento Europeo a settembre.

In questo specifico caso, la possibilità per Google di includere nel suo servizio Google News i cosiddetti “snippet” verrebbe meno salvo il pagamento appunto di una tassa per ogni contenuto ‘catturato’ e riproposto. E Google non nasconde di stare valutando la possibilità di rinunciare all’erogazione del servizio in area UE.

Mountain View specifica come, con Google News, non venga effettuata alcuna raccolta pubblicitaria, e allo stesso tempo venga invece svolto un servizio anche a favore degli editori, visto che le persone proprio e anche da Google News approdano poi sui siti di chi produce contenuti.

Insomma, laddove Google News per svariati motivi non funziona o non c’è, il risultato è solo la perdita di visibilità per i siti.  La realtà spagnola che già nel 2014 ha approvato una legge nazionale simile alla proposta UE ha pagato poi con il calo del traffico. 

Regolamento AgCom, un anno dopo
La tassa sui Link potrebbe privare i Paesi UE di Google News

Ora, l’UE ha ancora la possibilità di declinare il provvedimento in modo meglio articolato, prima di sollecitare, questa volta da parte degli utenti, una sana ‘procedura di infrazione’ a carico del legislatore.

Perché davvero basterebbe utilizzare qualche volta il servizio in questione per comprenderne l’utilità, il corretto rilancio del traffico verso le fonti sempre segnalate e riprese con i rimandi ed in effetti anche la neutralità dal punto di vista del visual advertising.

Stupisce, la tax link, perché è uno di quei provvedimenti la cui declinazione è più facile susciti equivoci, dia adito a scappatoie e si presti a interpretazioni soggettive di quanto riesca effettivamente poi a tutelare il cosiddetto copyright. Ed è questo in fondo il problema.

L’UE per circa un decennio ha dormito un sonno più che profondo mentre sul Web e sui social ognuno raggiungeva le proprie posizioni dominanti; quando ha deciso di svegliarsi si è accorta che leggi, leggine, leggiuocole e regolamenti già pesantemente stratificati a livello nazionale avrebbero dovuto essere armonizzati, ed ha iniziato il suo lavoro, purtroppo senza per nulla spingere sullo strumento della consultazione popolare (esistente, ma utilizzato poco e male) e finendo con il tutelare solo gli interessi di chi si è sempre fatto sentire e cioè dei poteri economici. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e la questione GDPR, non fa eccezione. 

Read also :
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore