Google One, come cambia il mercato dello storage “online”

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Con Google One, Big G rilancia la sfida – e non solo di prezzo – a Apple, Microsoft e DropBox, nei servizi di storage online, ma l’obiettivo prossimo sono le aziende

Con l’annuncio di Google One, Big G ha rilanciato la sfida ai servizi di storage in cloud, a partire dagli utenti finali.

In pochi anni questi servizi sono cambiati in modo radicale, più che per le caratteristiche di utilizzo, per la capacità di conquistare la fiducia degli utenti che spesso li utilizzano come repository di qualsiasi tipologia di dato, anche dei più riservati, pronti a risparmiare qualcosa sulla capacità del disco fisso SSD sui laptop proprio considerando i servizi online come un sistema pratico per poi avere disponibili ovunque i propri dati, in modalità ancora più fluida rispetto a quella consentita dalla memorizzazione su un unico device.

La notizia di qualche giorno fa vede Big G compiere un passo importante, con il passaggio dai piani attuali per Google Drive ai piani Google One, ma senza che l’applicazione di riferimento e il servizio di sincronizzazione – per il momento – cambi di nome, un passaggio gradevolmente obbligato (per i vantaggi) inizialmente per tutti i clienti che NON utilizzano G Suite come utenti aziendali, a iniziare dagli USA. Si tratta quindi in sostanza ddi un cambiamento dei piani di storage online a pagamento.

Lo storage in cloud diventa sempre più economico e costa 9,99 dollari al mese per una capacità di 2 TB, praticamente con il raddoppio della capacità allo stesso prezzo di prima e con la possibilità di inserire sotto la porzione di storage “noleggiata” fino a cinque membri familiari. 

Non solo, Google mette a disposizione anche la consulenza degli esperti per aiutarli a sfruttare meglio servizi e prodotti utilizzati assieme a Google One.

La mossa dal punto di vista strategico ha diversi significati. Google, come ha già fatto diverse volte in passato, parte dall’ambito consumer solitamente per abituare gli utenti a sfruttare i suoi servizi, perché ritiene sia questa la tappa più virtuosa per conquistare poi spazio anche a livello aziendale.

Google One
Google One

Allo stesso tempo l’azienda ha ben compreso come la concorrenza più agguerrita, su questo mercato, sia quella di Office 365 più che quella di Amazon, e Microsoft abbia un’arma in più che è proprio data dall’abbinata dei prodotti della suite di Office 365 con il repository poi dei documenti su Microsoft OneDrive.

Se in ambito mobile, con Android, dove Google Drive è il naturale riferimento, per Google One si prospetta vita facile, Google ha compreso come fosse necessario arrivare anche a diventare il repository preferito anche su pc, e per questo ha approntato il tool di Backup & Sync per Windows e macOS, l’anno scorso. Non solo, tra i diversi sistemi DropBox, è forse oggi ancora quello più maturo, che offre di più e costa anche qualcosa in più, e rappresenta un avversario decisamente valido. Vediamo infatti le tariffe.

Il prezzo dei competitor di Big G negli Usa è già oggi quasi in linea con Google One, in fondo anche Apple con iCloud offre 2 TB a 9,99 dollari, però poi con i relativi limiti del sistema in parte “chiuso”, invece OneDrive che è disponibile poi per tutte le piattaforme offre 1 TB di spazio a 69,99 dollari all’anno (circa 6 dollari al mese, con un prezzo in euro allineato nella cifra), con DropBox invece, che per 9,99 dollari al mese (8,25 euro al mese) offre solo 1 TB di spazio, si possono trovare caratteristiche più appeal di share e sync per le cartelle, e addirittura un livello professionale ma che piace anche al mercato Soho, se si scelgono i servizi che portano il prezzo a 19,99 dollari per 1 TB.

E’ certo che in alcuni ambiti, penso alle foto, Google ha saputo offrire forse il sistema di sincronizzazione e “upload automatico” dei contenuti migliore, rispetto ai competitor, ma soprattutto ha dimostrato nel tempo una capacità di reazione e di sviluppo di nuove caratteristiche sconosciuto sia a Microsoft sia ad Apple. Ora pensiamo che questo passaggio a Google One, rappresenti, come è già capitato, un nuovo ambiente di “testing” per un rilancio più importante dei servizi in cloud per le aziende e sia preludio per novità di integrazione con le app e di condivisione con gli utenti ancora più importanti, proprio per arrivare a quella porzione di mercato, ancora importante che trova quello che cerca in DropBox. Vedremo. 

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