Google sfida WhatsApp con Chat

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Chat sarebbe il nuovo sistema di messaggistica di Google. Basato sul protocollo RCS, consentirebbe di integrare in un’unica app contenuti multimediali e SMS. RCS piace agli operatori ma, senza crittografia, forse non piacerà agli utenti

Non si può certo dire che nell’ambito della messaggistica e delle app social Google abbia mantenuto in questi anni la barra a dritta senza mutamenti di strategia. Si pensi anche solo a Google Talk… la prima proposta di chat lanciata da Google, dismessa definitivamente a giugno 2017. Non solo, i servizi di messaggistica si sono furiosamente sovrapposti nel tempo.

E infatti, in occasione dell’abbandono di Google Talk, ci si sarebbe potuti aspettare proprio la migrazione su Allo, invece già dal 2013 la migrazione si era indirizzata verso Hangout il cui destino però già non era per nulla definito e definibile da tempo. Nel tempo è il caso di ricordare che tra Talk, Hangout, Hangout ChatAllo, Duo, Messaggi e chi più ne ha più ne metta, Google non si è fatta mancare nulla, ma ha anche toccato con mano che forse anche per questa incomprensibile frammentazione gli utenti non hanno perso la testa per nessuna di queste app. 

Una schermata di Google Allo

Fallita un’iniziativa, Big G è già pronta con la successiva e  starebbe infatti per lanciare Chat (nulla a che vedere quindi con Google Chat, l’esperienza di chat offerta da Google Talk in Gmail e lanciata nel 2005, poi sostituita da Hangouts e sospesa infine a giugno 2017).

La nuova app, che deve ancora arrivare, dovrebbe funzionare come un cavallo di troia nel mondo della messaggistica. Infatti prima di tutto dovrebbe farsi strada come sistema definitivo per mandare gli  SMS in soffitta, proprio integrandoli, e via via lasciarsi preferire agli altri sistemi.  

Il mero tentativo di farsi preferire a WhatsApp difficilmente avrebbe potuto far perdere la testa chi ad oggi ha davvero poco altro da chiedere all’app ora di Mark Zuckerberg. Il punto di forza di Chat per scardinare lo strapotere di Facebook (che possiede WhatsApp) sarebbe invece l’utilizzo del protocollo RCS (Rich Communication Services), protocollo di trasmissione dati che viaggiano rigorosamente su IP e in grado di supportare l’invio di file multimediali anche in alta risoluzione.

Con un grande vantaggio e cioè che un messaggio inviato con scarsa copertura arriverebbe comunque come SMS nel caso in cui non fosse possibile fare altrimenti. Evidente quindi un approccio molto simile a quello di iMessage, tra l’altro molto ben voluto dagli operatori che tornerebbero in campo, perché con RCS è sfruttata non solo la tecnologia di Google, ma anche la rete dei carrier.

Le potenzialità di RCS sono effettivamente notevoli, permette di sfruttare da subito tutte le funzionalità amate: la notifica di ricezione e lettura, la digitazione di un messaggio, la creazione di gruppi, potrebbe inoltre integrare oltre a immagini e video in HD e – soprattutto – Google Assistant. Bisognerà invece vederci chiaro per quanto riguarda la sicurezza.

Si sa, gli SMS risiedono tutti sui server degli operatori, non sono crittografati, i governi possono accedervi, varrebbe anche per i messaggi su Chat. Tanti i vantaggi, per chi fa dei dati un vero tesoro, ma proprio questo potrebbe rappresentare il tallone di Achille.

Il pubblico oggi è molto più maturo. Il successo di Telegram lo dimostra. Nella release di luglio 2017 è arrivato il supporto per l’integrazione di plugin e sono stati migliorati i sistemi di autenticazione e di sicurezza. Agli operatori basta così, agli utenti forse oggi no.  

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