Guido Scorza: la diffusione dei dati in rete senza attenzione genera un inferno

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VIDEO – Guido Scorza, responsabile affari regolamentari del Team per la Trasformazione Digitale, torna sulla gestione dei dati, sulla privacy e sulla mano ferma di un governo stabile che acceleri il processo

Leggere leggere leggere e resistere agli acquisti compulsivi. In tema di attenzione agli approcci alla rete, Guido Scorza, responsabile affari regolamentari del Team per la trasformazione digitale, incontrato ad IOThings 2018, ha le idee chiare i fatto di attenzioni. I recenti fatti di Cambridge Analytica, più che di Facebook, parlano chiaro: consapevolmente centinai di migliaia di utenti hanno consegnato i loro dati a ‘qualcuno’ perché li trattasse per cose, diciamo, indefinite: per Scorza e, ai fini della privacy, tutto questo si può trasformare in un inferno.

E’ per questo che il responsabile auspica attenzione agli approcci troppo disinvolti in rete. Si pensi ai recenti casi di divieto ai minori di 16 di utilizzare WhatsApp: Cosa nasconde realmente? Oggi, con l’imminente attuazione del Gdpr, si potrebbe pensare che la società che domina anche in Italia con la messaggistica ‘gratuita’ stia pensando di mettersi al riparo e tutelarsi in vista del 25 maggio prossimo, ma forse non è proprio così, dietro questa operazione si nasconderebbe una precisa scelta commerciale, legittima, ma commerciale che affonda le radici nel Gdpr, ma non è automaticamente figlia della normativa.

Di questo ne ha parlato  Scorza. A logica, verrebbe da pensare, anche secondo quanto ha dichiarato l’avvocato in un’intervista all’Agi, che questa ‘iniziativa’ va a dimostrare che poiché il colosso della messaggistica non può “chiedere ai minori di 16 anni i consensi privacy al trattamento dei dati personali, sceglie di non fornire loro il servizio”, spiega Scorza.

Ma per passare dalla scrittura di una legge alla scrittura di un codice che abiliti il cittadino all’esercizio di un diritto o un’impresa ad avere il diritto di poter innovare, la trasformazione digitale deve passare attraverso la cura di un governo, possibilmente stabile. “Il processo di trasformazione digitale non è una rivoluzione e le trasformazioni richiedono tempo e che ci sia un timone che stia nella stessa direzione nel più lungo tempo possibile, quindi dobbiamo aspettare”, conclude.

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