I nostri dati su Facebook a disposizione di tutti i big

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Facebook avrebbe stipulato accordi con i più grandi vendor di servizi e device del calibro di Microsoft, Samsung, Apple e Amazon che potevano prevedere il trasferimento delle informazioni dal social ai database dei vendor senza l’esplicito consenso degli utenti

Potrebbe non servire mai più a Zuckeberg, il fondatore e Ceo di Facebook, mostrare pentimento e ammettere i propri errori, così come il suo atteggiamento di disponibilità davanti al Congresso Usa e alla Commissione Europea. Sì, perché il New York Times sembra ora inchiodare il social network davanti ad accuse ben più gravi. 

Secondo il quotidiano sarebbero oltre 60 i vendor di smartphone, device e servizi ad avere avuto accesso a una sterminata quantità di dati personali degli utenti, senza consenso alcuno, anche per dieci anni. Tra i nomi più noti ci sarebbero Amazon, Apple, Microsoft, Samsung, e anche Blackberry.

Non solo, la maggior parte degli accordi sarebbe ancora in vigore. Si sarebbe trattato di un patto “do ut des” tra Facebook e i Big dell’IT di consumo. Facebook ha permesso ad essi di accedere alle info personali di iscritti e amici degli iscritti (quando l’utente stesso consentiva ai dispositivi questo accesso, secondo Facebook) ed essi avrebbero lasciato a Facebook diffondere alcuni dei servizi più popolari del social network. 

La stretta sul rilascio di queste informazioni promessa nel 2015, per alcuni vendor sarebbe quindi rimasta lettera morta, per questi interi ultimi anni. Non solo, tra le informazioni condivise con “disinvoltura” ci sarebbero i campi relativi alla cronologia del curriculum scolastico, tutti i dati relativi alle interazioni, i dati riguardanti il lavoro, il credo religioso, inclinazioni politiche.

Facebook sembra confermare, ma solo in parte, quanto documentato dal New York Times. Ammette di avere stretto questi accordi in un’epoca in cui i device non erano ancora così potenti (e questo ci importa comunque molto poco) e di aver concesso accesso al software solo per offrire versioni di Facebook sui dispositivi per assicurare un’esperienza omogenea su tutte le tipologie proposte. Facebook afferma altresì di non essere a conoscenza di eventuali abusi sui dati perpetrati da altre aziende e di aver cancellato l’accesso al software. 

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Zuckerberg ancora sotto accusa, Facebook avrebbe concesso l’accesso ai dati personali degli utenti ai big vendor di device e servizi, all’insaputa degli iscritti

Abbastanza emblematico il paragone su quanto accade suggerito da Ashkan Soltani (e riportato da NYT), un tempo responsabile tecnico della FTC e ora consulente privacy: “E’ come avere le serrature delle porte installate bloccate, salvo poi scoprire che il fabbro ha dato le vostre chiavi a tutti i suoi amici, ovviamente senza chiedere il permesso”. E sempre più difficile poter credere che di tutto quello che si condivide su Facebook si riesca a conservare davvero il controllo.

Laconiche le dichiarazioni dei vendor. Apple ha ammesso di aver utilizzato l’accesso ai dati privati di Facebook per permettere la pubblicazione immediata delle foto sul social senza aprire l’app, Samsung non ha risposto, Amazon pure, Blackberry nega di aver raccolto quei dati o di averli messi a rischio, Microsoft afferma di non aver mai raccolto quei dati con i suoi server. Tuttavia Facebook in primis, sempre secondo il NYT ha riconosciuto che alcuni partner hanno effettivamente archiviato i dati degli utenti sui propri server. 

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