Il 5G è cancerogeno? Negli Usa bloccato in alcune città

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Fastweb vuole diventare il primo operatore 5G in Italia

Con l’avvento del 5G, delle tecnologie small cell e della maggior pervasività di antenne sul territorio si riapre il dibattito sulla pericolosità delle onde radio per la salute

Le sperimentazioni con le tecnologie 5G sono partite da mesi oramai, anche in Italia, intanto però iniziano a ‘fioccare’ in Rete le riflessioni sulle implicazioni delle onde radio per la salute. E’ notizia di qualche giorno fa, per esempio, che mentre il 5G ha il via libera dal primo ottobre a Los Angeles, Sacramento, Indianapolis e Houston, altre municipalità minori hanno fatto dietrofront. 

Per esempio lo ha fatto il consiglio comunale di Mill Valley, vicino a San Francisco che ha votato per il blocco all’installazione di torri wireless 5G small cell nelle aree residenziali della città. Non solo, le restrizioni e i divieti saranno in vigore anche per le future applicazioni 5G (ricordiamo che lo standard è ancora in fase di approvazione) e le relative apparecchiature di telecomunicazione nella città, mentre via libera sarebbe stata concessa per i distretti commerciali.

Nella contea di Marin County, altre piccole città, tra cui San Anselmo e Ross hanno approvato gli stessi divieti. E’ abbastanza indicativo come i divieti, al momento, siano da riferire sempre a piccole comunità. E al momento non siano certo (o purtroppo) una preoccupazione globale. Sappiamo degli investimenti importanti di tutte le principali Telco, di come la Cina con Huawei addirittura stia accelerando anche più degli Usa e siamo ben consapevoli degli immensi benefici del 5G per l’efficienza delle telecomunicazioni e per la possibilità di abilitare nuovi scenari operativi (per esempio legati alla connettività delle auto a guida autonoma).

Sembra appurato altresì che la tecnologia a piccole celle permetta un’emissione inferiori di radiazioni rispetto alle infrastrutture cellulari tradizionali, ma mentre l’industria delle telecomunicazioni ovviamente minimizza i problemi di impatto, è vero anche che a fronte di avvertimenti su ‘potenziali’ effetti sulla salute delle antenne (li ha emessi anche il Ministero della Salute Pubblica della California) la tecnologia 5G promette di abilitare scenari più ‘puliti’ ma anche una diffusione importante di antenne sul territorio. 

Un’antenna Small Cell – Con il 5G sarà una presenza diffusa sul territorio. Tanti i benefici, da approfondire il tema dei rischi per la salute

Potenzialmente, infatti, le tecnologie 5G permettono il collegamento di oltre un milione di device connessi contemporaneamente per chilometro quadrato, con un’infrastruttura decisamente più capillare rispetto a quella attuale di poche antenne sui tetti delle abitazioni, ma anche con frequenze radio ben diverse da quelle utilizzate con gli standard da 2G a 4G. Gli effetti sulla salute, al momento, nessuno può valutarli. 

O meglio, qualcuno sta cercando di porre il problema, al momento relativamente inascoltato. Per esempio, come segnala Terranuova.it, Agostino Di Ciaula, presidente ISDE Italia ha reiterato al Governo Conte una richiesta di moratoria affermando: “Le prime evidenze che stanno venendo fuori dalla sperimentazione del 5G sono abbastanza preoccupanti. Sono state segnalate alterazione dell’espressione genica, effetti sulla cute, effetti sulla proliferazione cellulare, sulla sintesi di proteine, sui processi infiammatori”.

E ancora nel contributo di Terranuova si fa notare come l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro presto dovrebbe esprimersi sulla richiesta di revisione nella classificazione della radiofrequenze tra gli agenti cancerogeni. Per il 5G ci saranno problemi se sarà accolta l’istanza per cui passerà da Classe 2B a Classe 2A o Classe 1, ovvero da possibile (cancerogenesi) a  probabile se non addirittura a certa.

Intendiamoci, se in Italia il dibattito è relativamente ancora poco vivo, non è così negli Usa. Da questa primavera già è apparsa in rete una serie di contributi, di riviste e testate autorevoli. Uno studio del Programma Nazionale di Tossicologia degli Usa ha già annunciato risultati evidenti relativi al fatto che i telefoni cellulari possano essere causa di cancro (indipendentemente dal 5G), altrettanti ve ne sono di tranquillizzanti, ma il tema di fondo è la carenza di ricerche effettivamente chiarificanti, con importanti riflessioni appunto di ‘meta-analisi’ sul tema.

Tra i più recenti segnaliamo Mobile phone use and risk of brain tumours: a systematic review of association between study quality, source of funding, and research outcomes. Ma anche Mobile phone use and glioma risk: A systematic review and meta-analysis. 

Ora, indipendentemente dall’impatto specifico del 5G sulla nostra salute, l’avvento del 5G stesso dovrebbe rappresentare un’ottima occasione per uno studio più accurato sugli effetti dell’inquinamento elettromagnetico.  E’ infatti probabile che la nostra esposizione alle radiazioni a radiofrequenza aumenti in futuro.

Negli Usa la Federal Communications Commission stabilisce gli standard per le esposizioni alle radiazioni a radiofrequenza dalle reti di telecomunicazioni, e le aziende si adeguano a quei valori per vendere telefoni sul mercato statunitense.

Quegli standard però non vengono aggiornati dagli anni ’90. Perché ripetere oggi gli stessi errori compiuti nel passato, quando sostanzialmente ci si è affidati agli studi alle stesse aziende che dovevano vendere i loro prodotti (pensiamo alle multinazionali di tabacco e petrolio)? L’occasione per fare meglio di allora per quanto riguarda l’inquinamento elettromagnetico e radio oggi ci si presenta servita su un piatto d’argento proprio dall’arrivo del 5G. 

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