Il mercato dell’usato non conosce crisi, soprattutto online

E-commerceMarketing

Subito e Doxa hanno fotografato il mercato della compravendita di seconda mano. Vale 1,2 punti percentuali del nostro PIL

C’è chi sostiene che la crisi sia finita, che ce la siamo lasciati alle spalle, ma lo sport preferito dagli italiani resta il risparmio, uno sport spesso praticato per necessità. Racconta bene lo scenario un’interessante ricerca condotta da Subito con Doxa illustrata nella quinta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy che non fotografa nient’altro che l’economia del mercato dell’usato.

Il mercato degli oggetti di seconda mano, nella ricerca Subito e Doxa

Nel 2017 (si potrà dire a crisi non ancora conclusa) l’economia di seconda mano ha toccato il valore di 21 miliardi di euro, circa 1,2 percento del PIL complessivo, con una crescita anno su anno dell’11 percento. E la crescita è guidata proprio dal mercato online che vale da solo 9,3 miliardi di euro, con una crescita rispetto al 2016 del 31 percento.

Un fenomeno, quello della compravendita online, che sembra essere anche molto diffuso. Un italiano su due pratica la “disciplina” e il 42 percento di chi compra e vende cose di seconda mano lo fa online. Il mercato dell’elettronica vale 1,3 miliardi, meno di quello dei motori, che fa la parte del leone (15 miliardi di euro) e di quello per la Casa e la Persona (3,6 miliardi).

Il digitale rappresenta la risposta ideale per chi desidera acquistare o vendere oggetti appartenenti ad alcune categorie in particolare. Analizzando infatti cosa viene effettivamente comprato e venduto in Italia attraverso l’online, si comprano soprattutto arredamento e casalinghi, seguiti da auto e libri. Si vendono invece auto, attrezzature sportive e telefonia.

Si apprezza la possibilità di guadagnare un tesoretto dai propri beni che non servono più, da reinvestire nelle proprie esigenze, passioni e desideri. 
Subito, con Doxa, ha indagato anche quanto ci guadagnano gli italiani, si tratta di circa 1030 euro all’anno, una cifra in crescita rispetto al 2016 di circa il 22 percento.

In verità, l’analisi mostra che l’acquisto e la rivendita di beni di seconda mano online, sia una pratica del tutto in linea con le abitudini di consumo e di vita dei giovani e sia considerato un comportamento a vantaggio della sostenibilità, subito dopo la raccolta differenziata, l’acquisto di lampadine a Led e i prodotti a Km 0. I Millennials sono più attivi della media della popolazione mentre dal punto di vista geografico le regioni più attive sono Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. La Sicilia è comunque al quarto posto, prima regione del Sud, con 1,5 miliardi.

Soprattutto, l’aspetto valoriale assume un ruolo centrale nella decisione di compravendere beni usati, dimostrando che il consumatore vuole fare scelte consapevoli e coerenti con i principi che guidano il proprio stile di vita. In questo contesto, indubbiamente la capacità di poter acquistare facendo un buon affare in termini economici, garantendo un risparmio rilevante, è la prima motivazione per il 70 percento, affiancata dalla scelta distintiva di trovare pezzi unici, d’antiquariato o non più in commercio (35 percento) che permettono di rendere unico il quotidiano, e seguita dall’opportunità di conquistare l’oggetto dei desideri perfetto per le proprie necessità e passioni (10 percento).

Entrando nel merito delle ragioni che spingono la vendita, il primo driver è la voglia di leggerezza e decluttering per liberarsi del superfluo (55 percento), seguito dalla possibilità di comprare altri oggetti nuovi o usati (21%) e da quella di guadagnare per il 19 percento. 

Secondo Subito gli ultimi tre anni di crescita non sono un trend del passato ma un volano per un’ulteriore evoluzione in positivo dell’economia dell’usato che per il 75 percento è destinata a crescere ancora nei prossimi cinque anni.
Di sicuro il primo driver resta il risparmio (49 percento), in secondo luogo una scelta sempre più ecologica e sostenibile (45 percento), ma anche distintiva e smart (29 percento), oltre a rendere i consumi accessibili a più persone (21 percento) e trasformarsi in un canale di acquisto tra gli altri, normalizzando completamente questa modalità (16 percento).

Read also :