La resistenza di Vivendi allo scorporo della Rete

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Riparte il progetto di un catasto delle reti mentre, in TIM, Vivendi torna all’attacco per evitare lo scorporo della rete che metterebbe a rischio il futuro dell’azienda, ma è proprio così?

Dopo aver ‘subito’ il colpo di mano di Elliott e la nuova nomina dell’AD a novembre, i francesi di Vivendi passano al contrattacco. Un colpo di coda che rischia semplicemente di ritardare ancora una volta la svolta infrastrutturale del Paese che si attende lo scorporo della rete, per ‘avere’ finalmente una rete non rivendicabile da alcun operatore ma effettivamente neutrale.  

Vivendi con Bolloré ha chiesto la revoca di cinque consiglieri in ‘quota’ Elliott (il fondo americano che detiene l’8,8 percento dell’azienda) e sarebbe proprio questo il motivo che dovrebbe legittimare la rimozione e cioè la mancanza di indipendenza dal fondo. Dei cinque consiglieri – che non comprendono il nuovo AD Gubitosi – uno, Conti, sarebbe accusato, secondo quanto riporta l’Ansa, di aver ideato la destituzione di Genish. 

Che il bene dell’azienda TIM, secondo Vivendi, sia scongiurare a qualsiasi prezzo la separazione della rete dai servizi offerti ai clienti, è un dato di fatto. Purtroppo questa strategia non è coerente con gli interessi effettivi del Paese.

Luigi Gubitosi, nuovo AD di TIM

Da un lato Vivendi persegue legittimamente un interesse che è quello aziendale. Dall’altro c’è una visione di business, quella di Elliott, che al momento sembra conciliare di più con il bisogno reale del Paese. E’ tutto da discutere se TIM con lo scorporo della rete davvero sarebbe un’azienda senza futuro.

La criticità in Italia è e resta la posa dei cavi, negli anni sono nati e sono stati accantonati non pochi progetti sul tema.

Ora è ripartita l’idea di portare a termine il catasto delle reti (Sinfi), proprio questa iniziativa avrebbe qualche chance di successo sfruttando infrastrutture già esistenti per l’introduzione dei cavi in fibra.

Il progetto della rete unica si fa sempre più concreto; c’è la volontà governativa di una rete integrata con le competenze affidate ad AgCom per lo studio di un disegno di integrazione degli sforzi anche di operatori privati impegnati nel progetto rete unica. E’ un altro tassello che si aggiunge al progetto in modo concreto.

Da un lato quindi ci sarebbero Open Fiber (Enel e Cassa Depositi e Prestiti), dall’altro la rete Telecom che l’azienda TIM  ha ‘ereditato’ da uno storico che tutti conosciamo, dall’altro ancora le possibilità per gli operatori intenzionati a uno sforzo infrastrutturale di poterne beneficiare con agevolazioni di diverso tipo concesse dallo stato, con una sola certezza.

Oggi manca ancora la rete capillare in fibra. Manca e serve ed è giusto che chi decide abbia questa come unica priorità, in fondo la soluzione al problema TIM sarebbe proprio un piano che garantisca a Vivendi la sopravvivenza di Tim come azienda in forze, anche senza la rete. Questo scardinerebbe anche le critiche di Vivendi alla strategia di Elliott e farebbe bene a tutti.  

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