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Il fascino di Piazza Affari conquista i cuori dei distributori italiani

Quanto sia conveniente essere quotati sui mercati finanziari lo sanno bene gli ormai veterani Opengate e Tecnodiffusione, i primi distributori informatici italiani a entrare nelle file di Piazza Affari, le cui rispettive esperienze, seppure diverse, si rivelano in perfetto equilibrio su un ipotetico piatto della bilancia finanziaria. La quotazione al Nuovo Mercato ci ha permesso di mettere in atto unimportante politica di acquisizioni a cui ha contribuito anche la grande visibilità che deriva dal fatto di essere quotati – sostiene Stefano Perboni, direttore finanziario di Opengate Group -. Arrivare a quotarsi comporta però anche seguire una serie di adempimenti legati agli obblighi di comunicazione finanziaria e alla scelta di una politica di piena trasparenza dellazienda che porta benefici anche in termini di maggiore credibilità. Non ultimo, il fatto che essere quotati ci permette oggi di pagare le aziende che acquisiamo con azioni oltre che con denaro. Tecnodiffusione è partita invece da presupposti diversi. Oggi la distribuzione italiana sta andando verso due direttrici – sottolinea Bruno Kraft, direttore generale di Tecnodiffusione – chi diventa distributore europeo, grandi volumi, bassi margini e logistica come elemento primario, chi, come noi, si sta muovendo in unottica diametralmente opposta. Tecnodiffusione ha scelto il canale e da qui la voglia di avere la finanza necessaria per sviluppare questa idea. Oggi sostanzialmente siamo il primo retailer, 256 punti vendita Strabilia in tutta Italia, copriamo il 75% del territorio e 79 provincie delle quali in oltre il 50% abbiamo più di un punto vendita. Siamo diventati importanti anche nellorientamento verso le-business, acquisendo aziende che operano in questo settore che nel corso del 2000 ci ha portato a ottenere un consolidato di oltre 100 miliardi di lire di fatturato vendendo prodotti e servizi per le-business a grandi organizzazioni private e pubbliche. La grande opportunità è stata quella di sviluppare il sogno numero due e far ripartire lazienda su un nuovo modello di business che ci permette di presidiare lintera catena del valore dalla produzione fino alla vendita diretta allutente finale, in tutte le fasce di mercato, dalla famiglia alla pubblica amministrazione. Nel panorama dei distributori entrati da pochi mesi nelle liste del Nuovo Mercato ci sono Cdc Point e Digital Bros, che ci raccontano le prime esperienze e gli effetti immediati che la nuova avventura ha portato allinterno delle loro aziende. La quotazione al Nuovo Mercato della Borsa Italiana ha dato ulteriore impulso alle attività di Cdc Point, – sottolinea Giuseppe Diomelli, presidente di Cdc – gruppo proiettato verso il processo di integrazione tra it, telecomunicazioni, media e isp, grazie allo sviluppo delle società controllate Interfree, con oltre 700.000 utenti registrati, e Cdc 1085, la compagnia di telefonia fissa, che contribuiscono significativamente alla convergenza delle aree presidiate da Cdc. Inoltre grazie allinvestimento per il nuovo centro automatizzato Cedis, inaugurato lo scorso 28 ottobre, Cdc può movimentare 10mila colli lora, con un percorso di rintracciabilità dei prodotti di microinformatica tra i più efficienti e avanzati in Europa. Il sistema può operare anche per conto terzi potendo gestire linvio di prodotti acquistati sul portale Interfree o implementando metodologie di business to business. Lo start up di Cdc 1085 viene consolidato da una rete di 16 centrali di proprietà interconnesse ai backbone dei principali operatori presenti sul mercato, garantendo in questo modo una copertura dell85% del territorio, che verrà completato con altre sei centrali per diffondere capillarmente il servizio verso la clientela residenziale, i professionisti e le piccole e medie imprese. Un effetto non trascurabile avvenuto grazie alla quotazione è lulteriore visibilità del marchio Cdc Point, inteso come holding industriale attiva sul mercato nazionale con i marchi Computer Discount, CashCarry, Amico e Compy. La quotazione di Digital Bros avviene in concomitanza con il periodo positivo nel mondo dei videogame. Siamo entrati in Borsa alla vigilia di grandi eventi nel mondo dei videogame e Digital Bros, grazie al suo modello di business integrato, ha le carte in regola per trarne dei benefici – afferma Raphael Galante, amministratore delegato di Digital Bros -. Basti pensare che secondo una ricerca Idc, nel 1999 il valore del mercato dellinteractive software in Europa e Stati Uniti è stato quantificato in circa 9,8 miliardi di euro; queste cifre sono destinate a salire entro la fine del 2003 a 13-15 miliardi di euro. In Italia nel 1999, il mercato dei videogiochi ha registrato cifre intorno ai 400 milioni di euro e si stima che nel 2003 il giro daffari possa aggirarsi intorno ai 600 milioni di euro. Essere una società quotata in Borsa significa assumersi un nuovo tipo di responsabilità mi riferisco a quelle nei confronti dei nostri azionisti e investitori. Il giorno del debutto, il 20 ottobre 2000, il titolo Digital Bros è stato sospeso quattro volte per eccesso di rialzo. A oggi, possiamo affermare che si è trattato di una quotazione di successo pur constatando che la situazione del Nuovo Mercato è estremamente volatile; si tratta infatti di un mercato fortemente condizionato da fattori macro ed esogeni che le società quotate hanno difficoltà a controllare. Per il futuro siamo molto fiduciosi, il nostro è un business in forte espansione i cui risultati si vedranno nel medio e lungo periodo.

Autore: ITespresso
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