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Il fascino di Piazza Affari conquista i cuori dei distributori italiani

Nonostante le allettanti premesse, sono ancora diversi i distributori italiani che non hanno nessuna intenzione di intraprendere la via dei mercati finanziari. Crn ha voluto risentire alcuni di quelli interpellati allinizio del 2000 da Pc Dealer e, di fatto, nessuno di loro ha cambiato idea per il momento ma qualcuno inizia a valutare attentamente le opportunità di crescita che potrebbero derivare da una quotazione. Per esempio Computer Gross, oltre un anno fa, aveva preso la decisione di approdare in Borsa e in particolare al Nuovo Mercato. La volatilità, il gran clima di speculazione e incertezza che hanno caratterizzato la Borsa italiana e il Nuovo Mercato, in particolare nei primi mesi dellanno – sostiene Moreno Gaini, direttore amministrativo e finanziario di Computer Gross -, ci hanno consigliato di attendere levolversi della situazione per meglio valutare il fenomeno quotazione. Ora il Nuovo Mercato sta guadagnando una sua stabilità, di conseguenza una nuova credibilità, e quindi stiamo seriamente pianificando di nuovo la nostra strategia di avvicinamento alla quotazione. Iniziata lattività nel 1994, Computer Gross è distributore dei prodotti Ibm, Lotus, Lexmark, Ericsson, Digicom, Tivoli, Microsoft, Apc e Minolta. Fin dallinizio Computer Gross anticipa le trasformazioni della figura del distributore – precisa Gaini -, distinguendosi sul mercato in qualità di operatore evoluto che gestisce in misura sempre maggiore una quota del valore aggiunto destinato allutenza finale e questa scelta ci ha permesso, in soli quattro anni, di passare da un fatturato di 11 miliardi di lire nel 1994, a 332 miliardi nel 1999, e 450 miliardi nel 2000, consolidandoci al primo posto della distribuzione per i prodotti Ibm. Il Nuovo Mercato può costituire un canale di finanziamento importante per tutte quelle piccole e medie imprese con programmi di sviluppo e voglia di rafforzare le proprie posizioni competitive, adatte non solo a società operanti nel settore di internet, ma anche a tutte le società tradizionali, che devono compiere azioni importanti di prodotto di processi e distributivi, quindi è lideale punto di approdo per la nostra società. Le intenzioni di quotarsi dunque ci sono e Computer Gross sta aspettando il momento più opportuno. Naturalmente una pianificazione dei tempi non è facile, e molto dipende dalle reali esigenze della società che, nel nostro caso, ha necessità di conseguire i vantaggi che una quotazione comporta, ma non ha una necessità impellente, conclude Gaini. Sulla stessa lunghezza donda è Executive che, nel contesto della distribuzione in Italia, si caratterizza come web distributor, con un percorso intrapreso di ulteriore evoluzione in value bundle distributor, cioè motore di creazione di valore da condividere con i dealer. La precisa volontà strategica è quella di trasferire agli oltre 5.000 rivenditori che con continuità utilizzano i nostri servizi web – specifica Rita Pinchetti, amministratore delegato di Executive -, i benefici di immagine e di ritorno economico delle attività distintive Executive. Da dealer a leader, per accompagnare su web i rivenditori, da fee a free, per la condivisione dei risultati economici. La realizzazione del percorso comporta investimenti consistenti in aree strategiche quali la logistica, la comunicazione e la gestione dei sistemi. In questo contesto laccesso delle risorse finanziarie rese disponibili dal mercato borsistico può assumere un significato di grande continuità circa la volontà di rendere partecipi i clienti stessi della costruzione di una formula sempre innovativa, e soprattutto della condivisione dei benefici. La quotazione è quindi uno strumento di sicuro interesse, coerente ai tassi di crescita della società e le sue strategie ad ampio raggio, e pertanto attentamente vagliato da Executive come parte funzionale del progetto di sviluppo, da gestire con una struttura organizzativa e manageriale in grado di ottimizzarne gli effetti. Determinante in questi termini è assicurare la compatibilità tra i tempi previsti nello svolgimento del piano industriale e la tipologia delle risorse finanziarie utilizzate, con un orizzonte che non sia di breve periodo. Contrariamente ai suoi più vicini competitor, Actebis non è invece quotata in nessun mercato né estero né italiano. Actebis è il primo distributore privato al mondo di prodotti e componenti informatici facendo parte del Gruppo Otto che è il primo mail order al mondo – puntualizza Luca Ronconi, back office director di Actebis -. Il motivo per cui lazienda non ha voluto intraprendere il percorso di quotazione sta nel fatto che la solidità finanziaria e patrimoniale del Gruppo Otto è tale da consentirci una totale indipendenza che ci permette di focalizzarci completamente sugli obiettivi strategici e sulle azioni per conseguirli. Questa situazione non esclude la possibilità futura di quotarci a fronte di condizioni particolarmente propizie del mercato. Mai dire mai, quindi, tanto più che i vantaggi finanziari legati a una quotazione sono ormai ben chiari a tutte le aziende grandi e piccole, dalla possibilità di finanziare investimenti strategici allo sviluppo in tempi rapidi, al miglioramento dei rapporti con i fornitori, alla valorizzazione dellazienda attraverso una maggiore diffusione dellimmagine, fino allacquisizione di una visibilità europea che faciliti linternazionalizzazione. Molti sono i distributori in corsa per accaparrarsi questi privilegi nel 2001 andando a rafforzare le liste di Piazza Affari e, con ogni probabilità, non ci sarà pericolo di sovraffollamento. Borsa Italiana ha infatti annunciato lapertura di un nuovo mercato, stavolta dedicato alle piccole e medie imprese già quotate o quotande, aumentando la liquidità dei titoli a capitalizzazione limitata. Il nuovo progetto, denominato Star, prenderà avvio nella primavera del 2001 con 20 titoli, mentre lentrata a regime effettiva è prevista per la fine dellanno. La nostra intenzione è quella di sfruttare uno degli asset più importanti del Paese, quello delle piccole e medie imprese, in modo da dare possibilità di crescita a quelle società caratterizzate da un modello che è stato di grande successo, ma che ora deve cambiare trovando un nuovo accesso al mercato dei capitali, spiega lamministratore delegato di Borsa, che rimarca la differenza di Star rispetto al Nuovo Mercato più prettamente rivolto a società, anche molto piccole o ancora in fase di start up, che promettono alti tassi di crescita. Il nuovo segmento è rivolto piuttosto alle pmi che hanno imparato a stare sul mercato già da tempo – sottolinea ancora Capuano -, che possono dare soddisfazione agli investitori istituzionali grazie al faro che Star può accendere e che prima non esisteva. Poiché il progetto si rivolge a società con un fatturato fino a 400-500 miliardi di lire, il bacino è piuttosto vasto. Secondo Capuano le imprese papabili sono infatti comprese tra le 69mila società italiane con più di 20 addetti e un fatturato superiore ai 30 miliardi di lire. In primavera inizieranno a brillare queste nuove stelle su chi investe a Piazza Affari a Milano. Chissà che nella prossima inchiesta sullargomento, oltre ai distributori, ci troveremo a parlare delle esperienze sui mercati finanziari anche dei nostri amici reseller.

Autore: ITespresso
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