Ligresti (Dell Emc): nelle startup c’è l’artigianalità di un tempo. I giovani crescono a ‘pane e idee’

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Conversazione a 360 gradi con Filippo Ligresti, Vice President e General Manager Commercial Sales di Dell EMC Italia. Dai benefici del piano Calenda, all’artigianalità; dal bitcoin ai dannati e osannati social network per le imprese

Itespresso.it ha incontrato Filippo Ligresti, Vice President e General Manager Commercial Sales di Dell EMC Italia. Con Ligresti abbiamo trattato molti temi: Iot, sicurezza, infrastruttura, Bitcoin, digital transformation…Ma si è parlato molto di lavoro, di giovani, di artigiani, di Paese Italia. Un quadro a tinte scintillanti, non si direbbe, ma qualche spunto di riflessione su come sta andando questo nostro Belpaese, lo ha dato.

A cominciare dal piano Calenda, come futuro, come slancio a fare industria di nuovo, in un paese che non ha mai perso l’immagine di realtà manifatturiera, ma anche di rinascita, grazie a nuove generazioni che vedono nelle startup un modo per riprendersi un futuro, ma anche un mondo dove deve riesplodere quel senso di artigianalità, forte del dopoguerra. In questo particolare ‘Ritratto 4.0’, Ligresti si confronta e si interroga.

Carlo Calenda, ministro per lo sviluppo economico

Chi è Filippo Ligresti?
Sono nato in Sicilia ma ho sempre vissuto a Milano, sono innamorato del mio lavoro e della tecnologia, ho lavorato a Londra, a Roma e sono poi rientrato a Milano.

Quale ruolo hanno le società di credito nell’incentivare l’adozione delle strategie digitali?
Hanno un ruolo importante e positivo, sono uno stimolo per la realtà industriale italiana affinchè vengano gestiti bilancio e azienda in modo sempre più trasparente. La logica della sottocapitalizzazione, trovare scorciatoie per avere risorse finanziarie non è più pensabile, non è positivo e non è il modo giusto per fare azienda. Non ha senso finanziare aziende che non hanno un piano di business produttivo. Attraverso la nostra Dell financial sevices abbiamo una serie di programmi che rendono più facile per le aziende affrontare la transizione da tecnologia di vecchia generazione usata per gestire il ciclo passivo di un’azienda a una tecnologia che diventi il motore del business.

Cosa manca, in questo senso, in Italia?
Manca il capitale di rischio che è figlio di una cultura diretta a creare impresa che negli ultimi 50/60 anni non è stata incentivata. L’Italia è un paese di grandi imprenditori, con l’intraprendenza e il rischio nel Dna, ma nell’ultimo dopoguerra li abbiamo persi. E’ prevalsa la cultura del posto fisso, del posto sicuro voluto dalla famiglia, dell’imprenditore medio che vuole restare così per essere tranquillo, ma oggi questo modo di pensare al futuro non è più attuale. Solo recuperando questa cultura pioneristica, che avevamo un tempo, potremmo sperare di recuperare il capitale di rischio che stenta ad arrivare e ribaltare una certa logica del fare impresa e del lavoro un po’ troppo passiva.

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?
Sono un sostenitore del piano, penso sia fondamentale per il futuro del Paese e credo sia importante che aziende come Dell Emc e non solo, promuovano iniziative per fare in modo che il piano aiuti la trasformazione verso ‘quel modo di fare industria del nostro Paese’, che ha una forte vocazione manifatturiera industriale e che fino a oggi ha garantito stabilità contro i venti imprevedibili della finanza. Oggi il vento delle startup ruota attorno alla tecnologia: fiorisce qui l’artigianalità creativa. Ora le cose stanno migliorando, i giovani che crescono a pane e idee, sono sempre più intolleranti alla monotonia e non hanno alternative se non crearsi il futuro. In questo senso, con qualche contraddizione, il digitale li aiuta: da un lato è dirompente verso l’abilitazione a iniziative importanti ma dall’altra distrugge un certo tipo di regolamentazione del lavoro a cui si è abituati.

Dell Emc è un’ azienda atta alla costituzione dell’infrastruttura tecnologica di oggi e di domani. Come può essere funzionale alla trasformazione tecnologica del paese Italia?
Diamo al Paese tecnologie che sono al contempo potenti e semplici. Per le Pmi diventa molto più facile utilizzare soluzioni potenti e sofisticate, che altrimenti richiederebbero competenze che pochi si possono permettere. Inoltre, favorendo la diffusione delle tecnologie si alzano i volumi e si abbassano i costi, attivando un circolo virtuoso. Questo è un obiettivo della nostra attività ed un aspetto importante per l’industria italiana.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?
Fenomeno pervasivo perché ce la troveremo dappertutto e diventerà la normalità e, per questo, non sarà facile definirla. Avrà impatti positivi sull’industria, sul turismo! Si pensi solo a quanto sarà semplice, per uno straniero, organizzarsi un viaggio particolare nei borghi più belli e più sconosciuti della nostra Penisola. Ma anche la riorganizzazione del traffico cittadino, i servizi pubblici, l’impatto sulle abitudine delle persone, l’abbattimento delle code, le attese dei mezzi pubblici, un uso più proattivo della tecnologia nel mondo sanitario potrà aumentare l’efficienza sulla prevenzione e ridurre i costi nel comparto…La visione del mondo di Mark Zuckerberg e Bill Gates

I robot ci ruberanno il lavoro?
Le tecnologie cambieranno ancora una volta il lavoro come lo hanno cambiato le macchine tessili o le automobili e sarà un impatto grande perché avverrà in tempi più ristretti rispetto alle altre trasformazioni, ma è molto difficile prevedere davvero quello che succederà e se guardiamo la storia, dietro ogni grande rivoluzione ci sono state teorie catastrofiche che non si sono mai avverate e se guardiamo all’impatto della tecnologia sull’occupazione, le statistiche dicono che è un impatto positivo. Quindi, i robot cambieranno completamente il mondo del lavoro ma non lo distruggeranno.

Cosa pensa del rapporto IoT e sicurezza?
Punto fondamentale è la sicurezza, cruciale per il futuro, in cui noi siamo tracciabili nelle nostre abitudini: la sicurezza sui dati, su chi li vede, su come sono usati…sono elementi essenziali di una vita libera. Oggi sta emergendo, per la prima volta, in queste settimane, un fenomeno che nelle sue dimensioni non ne chiarisce perfettamente l’impatto (si pensi ai recenti casi Facebook, Cambridge Analityca, per esempio, quante altre realtà stanno per esplodere? Ndr). L’Iot oltre a essere cruciale per un mondo libero, è cruciale per un mondo che funzioni!

Cosa le viene in mente se parliamo di cloud?
Penso a una versione darwiniana del mondo: l’adattabilità. Un approccio cloud alla gestione della propria infrastruttura è sinonimo di velocità, di efficienza di adattabilità alle esigenze mutevoli nella nostra azienda, società ecc. e il modello operativo cloud ci aiuta a fare queste cose.

Che idea ha dello smart working? 

Guardando nel breve periodo si parlerà del working, più che di smart working.

Le prospettive di Bitcoin nel 2016
Bitcoin

Cosa pensa dei Bitcoin?
L’aspetto speculativo ha avuto il pregio di farci vedere la punta dell’iceberg che sono i Bitcoin, appunto, ma il vero impatto sarà il commercio e l’evoluzione dello stesso nei prossimi dieci anni. Se il bitcoin è la punta della blockchain, cambieranno completamente i concetti di affidabilità e le modalità di fare commercio.

Come deve essere un’azienda, oggi, nell’era dei social network?
Cliente centrica. In questo mondo social ogni errore che un’azienda commette è perfettamente visibile, creando un effetto rimbalzo e di risonanza amplificato. Un’azienda non può mentire. Un’azienda cliente-centrica deve saper reagire in modo concreto e corretto agli errori che necessariamente e inevitabilmente sono commessi, facendo seguire subito le azioni alle parole. Per essere in questo modo, le imprese devono essere innovative e, soprattutto, è raccomandabile non mentire, perché il mercato non perdona.

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