L’obsolescenza programmata dei device riguarda anche gli accessori

Aziende

L’obsolescenza programmata, conosciuta dagli utenti per i casi Apple e Samsung, in alcuni casi sembra essere una vera e propria strategia di “marketing al contrario”. E si può verificare anche sui più comuni, ma essenziali, pezzi di ricambio

Nell’autunno dello scorso anno l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha sanzionato pesantemente Apple e Samsung in relazione alle problematiche di obsolescenza programmata per gli aggiornamenti software che avevano procurato gravi inconvenienti e la riduzione di funzionalità su alcuni modelli di smartphone.

Una decisione importante e praticamente unica al mondo nel suo genere, quella italiana, che ha punito in modo significativo la programmata, progressiva e significativa perdita di funzionalità dei prodotti elettronici dopo un tempo considerato relativamente breve. 

Dietro ad essa ci sarebbe la volontà di portare i consumatori a cicli di sostituzione dei prodotti più brevi rispetto alle loro potenzialità di durata, nei casi di Apple e Samsung, in quell’occasione, artatamente sviluppata via software. 

Nella storia del commercio, intendiamoci, sono infiniti i casi di obsolescenza programmata, ma il caso di Apple e Samsung ha fatto scalpore perché sono stati gli stessi aggiornamenti software a ridurre le prestazioni degli smartphone e nel caso di Samsung addirittura l’aggiornamento disponibile per due modelli Note 7 e Note 4 sul secondo erano causa di malfunzionamenti comprovati.

L’obsolescenza programmata dei ricambi essenziali

Il caso di cui parliamo oggi è leggermente diverso, per alcuni aspetti si può parlare di obsolescenza programmata degli accessori essenziali (è importante) disponibili. E portiamo un esempio semplicissimo, esemplificativo, che potrebbe fare scuola non solo nel mondo IT.

Cosa succede infatti quando a distanza di meno di tre anni, su dispositivi che all’epoca del rilascio costavano anche settecento, ottocento euro non sono più disponibili pezzi di ricambio essenziali? Si devono buttare o si possono usare solo per parte delle loro funzionalità. E se ne devono acquistare di nuovi.

L’ultimo esempio, ma non l’unico in cui ci siamo imbattuti è Apple iPad Pro 9.7″. Data di annuncio sul mercato marzo 2016. Non sono passati tre anni, e all’epoca il tablet aveva un prezzo di listino anche superiore ai 700 euro, praticamente il prezzo di un pc. Già oggi, sia sul sito di Apple, sia online nei canali della Gdo, e finanche su eBay e Amazon, non sono più disponibili la tastiera originale con relativa cover. C’è poco da fare, non si trovano.

iPad Pro 9,7″ – Nello store di Apple è impossibile già oggi trovare la tastiera e il guscio originali Apple di ricambio

iPad Pro è riconosciuto come device eccellente proprio perché permette una comoda scrittura con la tastiera a contatto (non Bluetooth), ma quella tastiera non è più tra gli accessori a listino e chi guastasse la sua semplicemente non potrà più utilizzare un iPad Pro, come Pro, ma tornerà ad usarlo come un semplice tablet, magari con Apple Pencil (quella si trova), oppure ci si dovrà adeguare ad utilizzare con una tastiera Bluetooth compatibile che non è la stessa cosa. 

Stupisce che proprio un brand come Apple, che basa sulla qualità dei propri device e servizi la sua credibilità, non coccoli poi i clienti consentendo loro di utilizzare per tutto il tempo che vorranno i device. Non pensiamo sia questa la via migliore di fare tesoro del conto salato che Apple ha già pagato sulle batterie da sostituire a prezzi scontati quest’anno:  fonti autorevoli dicono che si possano contare nell’ordine degli 11 milioni… Un record di tutti i tempi. 

Una prassi consolidata anche nel mondo dei piccoli elettrodomestici

Intendiamoci, il ‘malcostume’, cioè ridurre la disponibilità di ricambi in tempi relativamente brevi per un determinato modello non riguarda solo i vendor IT e purtroppo non ci risulta sia disponibile un qualsivoglia regolamento che imponga di rifornire il canale dei pezzi di ricambio principali per un determinato lasso di tempo. 

Anche il mondo dei piccoli elettrodomestici è costellato di storie simili a questa: si va dallo spremiagrumi smontabile per la pulizia ordinaria per cui non si trovano più gli adattatori per i diversi agrumi (appena un anno dopo), ai cassetti di deposito dei resti del caffè che cadono e si rompono, per macchine per il caffè identiche negli anni che sono cambiate solo per la forma esterna e così via… 

Non c’è però nemmeno un esperto di marketing che abbia mai pensato di inserire la disponibilità di tutti i pezzi di ricambio per almeno 5/7 anni tra i punti di forza di un brand, o anche solo per fidelizzare i clienti… La chiamavano la società dei consumi… Non basta. Bisogna proprio “sprecare”, altrimenti il gioco non funziona. 

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