Mercato Digitale in crescita ma in Italia pesano le scelte di politica economica

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Secondo le ultime rilevazioni Anitec-Assinform il mercato digitale italiano cresce. Il 2017 ha fatto +2,3% e le stime al 2020 parlano di un +3,1%. Ma le ingerenze politiche nazionali e internazionali non sono da sottovalutare. Premia, ma non troppo, il fatto che l’Italia deve arginare un gap importante rispetto all’Europa

Nonostante segnali politico-economici incerti, le previsioni che emergono dalle rilevazioni Anitec-Assinform in collaborazione con NetConsulting Cube, pongono segnali di crescita nel mercato digitale da qui al 2020. Secondo le indicazioni che arrivano dagli analisti di mercato la spesa in ambito digitale dovrebbe avere una certa indipendenza dai segnali economici che arrivano oggi, forse perché l’Italia, essendo ancora indietro rispetto all’Europa, ha un gap di recupero elevato., ma è indubbio che le scelte di politica economica hanno e, soprattutto, avranno conseguenze nel medio periodo. Comunque, se a livello 2017, il valore del mercato digitale è valutato in quasi 69 miliardi di euro, con una crescita del 2,3% rispetto al 2016, nel 2020 questo valore dovrebbe aggirarsi attorno ai 75 miliardi di euro. Segnali di speranza giungono dalle nuove tecnologie: dall’intelligenza artificiale, ai blockchain, all’Iot, ai nuovi device mobili come per esempio gli smartwatch, smartglass, ecc., fino alle scelte delle nuove generazioni. Insomma, il mercato sembrerebbe in ripresa, a giudicare dai dati, con qualche differenza e qualche settore ancora un po’ in difficoltà. Il mercato Home & Office Devices ha subito un contraccolpo nel 2017 con una calo del 7% dovuto soprattutto alla discesa significativa, ma ciclica, dei Pc Desktop, che scendono anche in ambito consumer a favore di laptop. Sulle Tv il calo è forse da imputarsi alla mancata partecipazione della squadra di calcio italiana ai mondiali di calcio tuttora in corso in Russia, che ne hanno causato l’arresto all’acquisto di nuovi televisori mentre sui laptop e sui componenti innovativi in ambito device mobili, i wearable crescono del 18% con l’arrivo degli smartwatch, smartglass e cuffie digitali.

Le competenze digitali sono diffuse a macchia di leopardo
Le competenze digitali

E sul mercato del software? Forte accelerazione di crescita, quasi più 6% dovuta alla propensione elevata delle aziende ad attivare progetti in ambito trasformazione digitale, aprendo  la porta ai pilastri IoT, mobile, big data. Questi progetti richiedono una infrastruttura applicativa e tecnologia performante e potente e quindi un mercato che si autoalimenta e il software è componente importante. Se si pensa anche ai nuovi componenti del software come DevOps e Agile, che coinvolgono nuovi software dentro l’azienda, si intuisce come la trasformazione digitale sia il motore che coinvolge il business ed è funzionale anche sul mercato dei servizi Ict.

Come è cresciuto il mercato? Le componenti innovative sono da ricercarsi nei digital enabler che di fatto trainano la crescita del mercato. Il mobile business e il cloud sono consolidati, poi ci sono le tecnologie emergenti con la blockchain e l’intelligenza artificiale che stanno diventando realtà di emrcato. Dietro questi valori si nasconde la trasformazione che si poggia su quattro pilastri: la data centricicty, ossia l’importanza e il valore del dato; la gestione dell’interazione transazionale con il cliente digitale: customer centricity come motore di investimento; compliance: il 2018 è l’anno della compliance con l’avvento del GDPR che ha dato il via a progetti di cybersecurity; infine lo smart working.

Amazon Aws introduce un trio di servizi AI per il cloud
Il cloud in ascesa: +23%

Inoltre, il cloud è stato di supporto alla crescita con un più 23%, balzando agli occhi degli analisti come il protagonista assoluto. Dietro questa crescita si evince un generale equilibrio tra valore Iaas e valore sui servizi passando da una prima fase più centrata sul cost saving a una visione più strategica del cloud che vede l’incontro tra i sistemi informativi dell’azienda interfacciarsi con il trend strategico.

Nell’ambito poi previsionale, NetConsuting Cube vede un’accelerazione in ambito software e soluzioni Ict per digital enabler che la faranno sempre più da padrone mentre per ciò che riguarda i settori un applauso alle banche, alle utility, alla grande distribuzione. Meno bene, invece, vanno le pubbliche amministrazioni sia quella centrale sia quelle locali che non vedono ancora sviluppi in quanto legati a leggi di stabilità che talvolta non danno il là a investimenti necessari. Secondo NetConsulting Cube sarebbe fondamentale dare continuità al piano Agid e, con la scadenza a breve del mandato di Diego Piacentini all’Agenzia Digitale, non si sa ancora quale potrà esserne il futuro e sotto quale, eventuale, cappello potrà ricadere. Secondo NetConsulting Cube il governo se ne dovrebbe fare carico, così come servirebbe una maggiore valorizzazione del mondo troppo frammentato delle startup.

“Le previsioni non devono illuderci. Scontano la continuità delle politiche già avviate per l’innovazione, e su questo fronte serve una marcia in più se si vuole recuperare quell’efficienza che è condizione di successo per qualsiasi iniziativa a favore della crescita, dell’occupazione di qualità e della sostenibilità del welfare. L’auspicio è che nell’attuale fase di costruzione dell’azione legislativa e di governo la moderata enfasi sul digitale sia la conseguenza del fatto che si dia per scontata la sua centralità, e che si voglia passare direttamente ai fatti. – ha sottolineato Marco Gay, presidente di Anitec-AssinformNon solo dando continuità a quella che oramai si chiama Impresa 4.0, ma dando una scossa, anche con nuove risorse e indirizzi, a una digitalizzazione della PA che procede troppo a rilento e che ancora non si fa moltiplicatore di innovazione. E lanciando nuovi programmi nel territorio per colmare il gap di competenze digitali che rallenta le imprese più innovative, dar forza alle start-up tecnologiche e, favorire l’inclusione digitale delle pmi, per fare in modo che esse, con tutto il loro peso occupazionale e produttivo, siano parte di filiere sempre più solide e competitive”.

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