Noseda (IAB Italia): rivedere la digital tax che penalizza le imprese italiane che fanno adv online

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La comunicazione digitale vale 6,5 miliardi di euro

IAB Italia suggerisce una serie di ipotesi finalizzate a un equilibrio normativo in sede di tassazione per le imprese che operano adv online. Se ne discuterà al prossimo IAB Forum

Equità fiscale anche in ambito advertising digitale. Ciò che Iab Italia sta notando da tempo e ora lo sta urlando a gran voce attraverso una campagna mediatica d’impatto è la revisione della cosiddetta digital tax che, così come è proposta all’interno della Legge di Bilancio 2018, per il 2019, rischia di accentuare ulteriormente la disparità fiscale tra i colossi del web e le aziende italiane che operano nell’advertising online. Due realtà a confronto: quella di Google e di una qualsiasi azienda, un pastificio o mobilificio italiano che, secondo i dettami di questa normativa, andrebbero allo scontro. Ma non sarebbe uno scontro ad armi pari, secondo Iab Italia, sarebbe un po’ come se si scontrassero Davide e Golia, quindi senza possibilità di vittoria da parte delle aziende italiane che, secondo Carlo Noseda, presidente di IAB Italia,Nella sua veste attuale la norma determinerebbe uno svantaggio per le imprese digitali italiane, perché si aggiungerebbe alla tassazione ordinaria, penalizzando ulteriormente le imprese locali nei confronti dei competitor esteri la cui sede legale è spesso in Paesi caratterizzati da un trattamento fiscale vantaggioso”. Ecco quindi le ipotesi che suggerisce Iab Italia: Contenere l’applicazione solo alla pubblicità online, trattandosi della fattispecie più idonea a sviluppare un business digitale da remoto senza alcuna struttura a livello locale.

Ritorna lo spettro della WebTax
diatriba sulla tassazione

Limitare il perimetro di applicazione alle imprese di rilevanti dimensioni per fatturato, da individuarsi secondo idonei parametri sia a livello globale che nazionale, per evitare di colpire le realtà di ridotte dimensioni.
Possibilità per le imprese che dimostrino di aver assoggettato a tassazione congrua i ricavi derivanti dai servizi in oggetto, e di rispettare determinati requisiti di trasparenza e collaborazione, di ottenere un credito d’imposta:

  • l’identificazione del livello di tassazione congruo potrebbe essere una percentuale fissa (es. 25%), oppure ci si potrebbe ispirare a meccanismi analoghi a quelli previsti dalla disciplina CFC (i.e. tassazione effettiva superiore alla metà di quella italiana).
  • infine, il meccanismo premiale potrebbe essere di due tipi: esenzione da digital tax vs. riconoscimento di un credito d’imposta, in entrambi i casi da riconoscere solo a seguito della dimostrazione delle condizioni descritte sopra.

Il tema della tassazione sarà al centro dell’annuale appuntamento dell’associazione, IAB Forum, in scena il prossimo 12 e 13 novembre a Milano Congressi. “Del resto – prosegue Noseda – l’equità fiscale è uno dei punti cruciali su cui si gioca la crescita dell’intero comparto, un comparto che occupa oltre 250.000 professionisti a tempo pieno e ove per ogni euro investito in adv digitale ce ne sono 25 euro in indotto. Un valore che negli anni ha proseguito a crescere in maniera sostanziale, ma che rischia di arrestarsi proprio per l’attuale iniquità fiscale che pesa esclusivamente sulle nostre imprese”.

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