Operatori telefonici, la Gdf è partita con le ispezioni

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I funzionari dell’Antitrust, con l’ausilio del Nucleo speciale della Guardia di Finanza hanno iniziato le ispezioni per accertare irregolarità dopo il caso ‘Bollette a 28 giorni’ e una presunta ipotesi di accordo pecedente

I funzionari dell’Antitrust, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, sono andati a caccia di informazioni attraverso vere e proprie ispezioni tra gli operatori telefonici, alla luce del caso ‘Bollette a 28 giorni’ e successiva toppa che ha visto le stesse compagnie riportare alla mensilità di fatturazione, ma con la comunicazione ai clienti di dover riportare piccoli aggiustamenti alle tariffe.

E così, il 7 febbraio 2018, l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti delle società TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese, anche tramite la suddetta associazione abbiano, in violazione dell’art. 101 del TFUE, coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi. L’idea è che le compagnie abbiano agito ritoccando e accordandosi sul ritocco delle tariffe già prima della decisione di riportare la fatturazione da 28 giorni a un mese.

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Gli operatori hanno pensato bene, nella giornata di ieri, di mettere le mani avanti: “Wind Tre, nel corso dell’ispezione disposta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), ha fornito, con la massima collaborazione, tutte le informazioni richieste. L’azienda conferma di aver pienamente rispettato le disposizioni di legge e di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale“. Tim, secondo quanto ripreso da key4biz, afferma “In merito al provvedimento di avvio del procedimento istruttorio dell’Autorità Antitrust nei confronti dei principali operatori TLC, TIM ribadisce di aver sempre operato nel rispetto della normativa vigente garantendo la piena collaborazione a tutte le Autorità di settore e la massima trasparenza ai propri clienti TIM esclude categoricamente che ci sia stato qualsiasi coordinamento della propria strategia commerciale con altri operatori anche in merito alle modalità e alle tempistiche di ottemperanza alla legge 172/2017 che, peraltro, impone a tutto il mercato di adottare, entro il 5 aprile 2018, la cadenza di di fatturazione mensile per i servizi di rete fissa e mobile”.

Sempre secondo key4biz, Fastweb si è detta estranea “a qualunque ipotesi di pratica collusiva” adeguandosi alla legge, ma aggiunge che l’Agcom, tre anni fa, aveva segnalato all’Antitrust “una possibile intesa tra i principali operatori – Tim, Vodafone e Wind – che nel giro di poche settimane avevano introdotto gli stessi aumenti e con le stesse modalità”. L’Antitrust in quell’occasione, aggiunge Fastweb,“non rilevò alcuna criticità”.

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Secondo l’ipotesi istruttoria, il coordinamento e’ sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto dall’articolo 19quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017) per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese. “Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo, la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13”, si legge in una nota dell’Agcm.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso. Per raggiungere questa finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi. Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.

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