Raee: verifiche e chiarezza sui premi di efficienza ai Comuni

Autorità e normativeNormativa

A fronte del prossimo rinnovo degli accordi tra le associazioni e gli enti preposti in tema di Raee, Davide Rossi, presidente di Aires, spiega alcune difficoltà e lancia una proposta di soluzione

Sui Raee e la gestione di essi la diatriba è ancora aperta. A distanza di tra anni da un accordo siglato tra il Centro di Coordinamento Raee, le associazioni di categoria dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, le associazioni delle aziende di raccolta dei rifiuti e le organizzazioni delle imprese commerciali e della distribuzione. Tra le misure introdotte dal nuovo accordo il supporto in via sperimentale alla creazione di ‘microaree ecologiche a basso impatto ambientale’ mirate a rendere più agevole la raccolta dei Rifiuti elettrici ed elettronici in aree disagiate. Davide Rossi, direttore generale Aires, dichiarava, nel 2015: “Lo abbiamo firmato perché è un buon accordo; avanti così. Ci aspettano tre anni di lavoro intenso per allinearci all’Europa”. 

Arriva l'1 contro 0 nel ritiro dei RAEE
Raee

Ma oggi qualcosa non torna o deve essere rivisto. A fronte di eccellenze, sia in ambito comunale, sia in ambito della distribuzione, che hanno e stanno correttamente approntando il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti percependo un certo premio (per i comuni più virtuosi), ci sono comuni invece, secondo quello che ha sottolineato Rossi, che “a fronte di dichiarazioni corrette al fine della ricezione del premio di efficienza, in realtà poi non si sono comportati come sostenuto e sottoscritto”. A fronte di tutto questo, “Ci deve essere un sistema meritocratico in cui i comuni migliori abbiano le migliori condizioni, lo stesso i distributori e l’industria deve fare la sua parte in modo strutturato e dialogante che non contrasti con il principio universalista. Il sistema Raee è tale per cui anche nella più piccola isola passano a ritirare il Raee a chi li ha raccolti e stoccati correttamente, serve quindi un sistema meritocratico. Oggi, che dobbiamo rinnovare gli accordi di programma, la mia richiesta è comprendere chi ha interesse verso l’ambiente e verso il settore”.

Un settore che deve essere compatto, unito e credibile. “L’eccellenza non deve essere usata per coprire le falle del sistema, ma identificate e sanzionate e considerate per quello che sono. Dobbiamo inventarci un sistema che, per chi non è distribuzione o industria, ma è logistica e deve o può aiutare il sistema”. A questo punto Rossi, apre a un paradosso. “Dato che si stanno regolarizzando i rider, perché non inventarci dei rider del Raee che facciano una micro raccolta nei singoli punti ecologici con le loro biciclette?”

Il report Remedia 2017

Il Report Green Economy dello scorso anno misurava i benefici ambientali, quantificati in 311mila tonnellate di Co2eq evitate, il risparmio di un milione di metri cubi di acqua, 107 mila tonnellate di risorse non prelevate dall’ambiente e 626 ettari di terreno. Il sistema Paese ha in questo modo evitato importazioni per 24 milioni di euro di materie prime seconde che sono state recuperate, in questa tipologia di composizione: 85,1% di metalli, 14,8% di plastica e 0,1% di vetro. Per un valore economico distribuito da parte di Remedia quantificabile in oltre 15 milioni di euro.

L’analisi sulla percentuale di recupero vede l’87,6 percento dei rifiuti tecnologici raccolti e trattati da Remedia avviato al recupero di materia e il 4,4 percento trasformato in energia. Appena il 7,6 percento è finito in discarica (in calo rispetto al 2015), mentre lo 0,4% alla termodistruzione. Sono state recuperate 30mila tonnellate di metalli (quasi 80 percento ferro e acciaio) e 14 mila tonnellate di vetro. 12mila le tonnellate di plastica riutilizzabili.
Allo stato attuale, in Italia come negli altri Paesi dell’UE, i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) hanno l’obbligo di ripartirsi i costi di gestione dei rifiuti in base alla quota (in peso) dei prodotti immessi sul mercato, seguendo una serie di adempimenti normativi.

Per questo Remedia ha dedicato attenzione nel Report di quest’anno all’EPR (Responsabilità estesa del Produttore) che nel modello di gestione dei rifiuti tech sposta i costi dalla collettività al produttore di un bene.

Il Pacchetto sulla Circular Economy in discussione in Commissione Europea definirà obiettivi, responsabilità e organizzazione relativi alla gestione del fine vita dei rifiuti tecnologici, al fine di allineare il modello italiano agli standard europei in materia. Si tratta di un’opportunità di crescita per 50miliardi di euro e 100mila nuovi posti di lavoro in 5 anni.

 

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