Ricoh, le PMI vogliono essere agili e resilienti

Aziende

Una ricerca Ricoh sulle PMI evidenzia come oltre l’85 percento dei manager europei vorrebbe innovare a partire dal concetto di Digital Workplace, in Italia è un’esigenza per 9 intervistati su 10

Più agili, più flessibili, e soprattutto in grado di reagire ai cambiamenti per cogliere in velocità le nuove opportunità che il mercato offre. Così vogliono essere le Pmi nostrane secondo una interessante ricerca Ricoh. Lo studio evidenzia anche come il primo passo da compiere sia innovare attraverso quello che oramai gli addetti ai lavori chiamano Digital Workplace.

Ricoh – L’infografica sulla ricerca che riguarda le Pmi e i loro bisogni di Digital Transformation

Significa non semplicemente “postazione digitale”, ma soprattutto implica la capacità di abbracciare gli strumenti di collaboration e di mobility per innalzare la produttività. In questo contesto, per Ricoh, la digital economy non elimina affatto la necessità di stampare e di gestire i documenti cartacei, ma richiede senza dubbio la possibilità di poterlo fare sempre, da qualsiasi device, in modo più veloce, senza però rinunciare alla sicurezza e al controllo.

La ricerca Ricoh evidenzia quindi come oltre l’85 percento dei manager delle Pmi di tutta Europa vorrebbe proprio innovare a partire dal concetto di Digital Workplace, addirittura in Italia richiedono questa flessibilità 9 intervistati su 10.

Con il 41 percento del campione ( in Europa invece è circa il 51 percento) che sta introducendo già ora in azienda tecnologie adeguate a permettere di cogliere nuove opportunità, mentre il 50 percento è già convinto che senza innovazione tecnologica la propria azienda sia destinata al fallimento entro 5 anni. 

C’è quindi consapevolezza, ma allo stesso tempo le Pmi spesso si chiedono: come fare? A cosa dare la precedenza?

La ricerca Ricoh sottolinea come i manager italiani diano priorità alle tecnologie che rispondono effettivamente ai bisogni dei dipendenti. Così il 76 percento del campione del nostro Paese mette in cima alla lista l’automazione, il 72 percento gli analytics, il 64 percento le soluzioni e le tecnologie di collaboration come per esempio la videoconferenza, ma è da notare come la gestione documentale sia in cima alle sensibilità del campione, come processo a cui dare la precedenza per l’83 percento degli intervistati.  Con l’89 percento delle Pmi italiane che afferma come la tecnologia sia alla base della capacità di crescere, tout court. 

Interessante a questo proposito il commento di Javier Diez-Aguirre, VP Corporate Marketing di Ricoh Europe che spiega e conferma l’approccio pragmatico delle Pmi e attento alle soluzioni  concrete da mettere a terra subito: “I manager delle Pmi non sono attratti da tecnologie come realtà virtuale o blockchain, ma danno priorità agli investimenti con un impatto diretto e chiaro sulla bottom-line. È opportuno considerare con attenzione in che modo la tecnologia possa permettere ai dipendenti di lavorare più velocemente e in modo più smart, rendendo così l’azienda agile e flessibile. In caso contrario, il rischio è quello di causare il fallimento del business mentre il resto delle imprese si espande ulteriormente nel mercato”. 

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