Se l’iPhone vende meno, Apple compensa ma i suoi fornitori no e…

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… Cupertino ha le spalle larghe per reggere il mercato smartphone ad andamento quasi piatto (e relativo calo degli iPhone) poi serviranno nuove idee per continuare ad erogare servizi, contenuti e app… Per i suoi fornitori è diverso, ma il problema non è Apple

Apple in questi giorni è sotto le attenzione del mercato anche per la decisione di non comunicare più i risultati di vendita degli iPhone.

A questo riguardo è ovvio che ognuno può pensare quello che vuole ed è un diritto del vendor ottemperare solo agli obblighi di legge e a quelli verso gli azionisti e poi comunicare quello che vuole a chi vuole.

Di solito il pubblico fa bene a pensare che a fronte di risultati non comunicati le notizie non siano particolarmente buone, ma non è una regola. L’azienda che ha sede a Cupertino ha peraltro una ben chiara strategia per cui i device sono prima di tutto volano per la vendita di servizi, contenuti e app.

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Per questo il calo di vendita degli iPhone si allaccia probabilmente anche a una dilatazione nei tempi di sostituzione del dispositivo da parte degli utenti, e bisogna tenere conto che anche agli affezionati al simbolo della Mela, comunque, è consentito cambiare parrocchia (e scegliere Android).

Questi pure sono fattori che incidono di sicuro sui conti di Apple, ma non tanto quanto incide sui fornitori di componenti del melafonino. 

L’ultimo caso di azienda ‘in crisi’ perché calano le vendite dell’iPhone sarebbe l’austriaca AMS, che offre la tecnologia di riconoscimento facciale ed è ora l’ultimo fornitore, solo in ordine di tempo, a tagliare le sue previsioni di fatturato.

Il gruppo è quotato in Svizzera e nell’ultimo trimestre ha tagliato le stime del 15 percento. Ovviamente l’equazione non è automatica né documentata, ma gli analisti hanno pensato di collegare verosimilmente gli eventi, sulla scorta delle dichiarazioni di AMS che fa riferimento semplicemente a “un importante cliente”. 

Assieme ad AMS sulla stessa barca ci sarebbero Japan Display (metà del suo business ha Apple come cliente di riferimento), Lumentum (che matura il 30 percento dei propri ricavi con la Mela) e IQE, mentre Dialog Semiconductor fresca dell’accordo da 600 milioni di dollari non prevede per ora alcun calo nella domanda. 

Chiaro che Apple non può essere in alcun modo responsabile delle sorti dei suoi fornitori che sanno bene di legarsi al vendor di smartphone con relativi benefici e rischi.

Apple stessa ha adottato una strategia nella scelta dei fornitori improntata a ‘diversificare’, piuttosto che legarsi con tutti i rischi del caso ad un unico fornitore, fosse anche Samsung: qualcuno comunque probabilmente ricorderà la preoccupazione del vendor coreano sui risultati di iPhone X in relazione ai display giacenti in magazzino. 

Un dato è comunque certo: il mercato degli smartphone è oramai praticamente piatto, e i fornitori di componenti di Apple lo sanno benissimo, così come sanno che per Cupertino rimediare a questo dato certo è accettare di vendere meno pezzi magari a un prezzo più alto, continuando a fare crescere il business dei servizi. 

Non ha molto senso quindi stupirsi di quello che accade in questi mercati che alla fine pagano anche in borsa. All’inizio della seconda decade di novembre si parlava di effetto iPhone sulle borse, dei cali di Wall Street e Tokio, del rallentamento di Apple.

Apple ha le spalle larghe per reggere il mercato smartphone ad andamento quasi piatto, per un po’, poi oltre i servizi e le app serviranno senza dubbio nuove idee per continuare ad erogarli, ma stupirsi che i suoi fornitori ne risentano per come è fatto questo mercato… 

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