Smart city: siamo sicuri siano davvero intelligenti?

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Smart City: l'Italia fa progressi, ma va a doppia velocità

Novità in campo sanitario grazie all’Intelligenza artificiale. Questo è uno dei progetti presentati da Microsoft durante l’evento sulla Digital Week. Novità che guardano sempre più alle città come smart city. Ma cosa ci sta, davvero, dietro a questo termine?

Milano, ha aperto i battenti alla Digital Week e lo ha fatto con la presenza del sindaco della città, Giuseppe Sala e i vertici di alcune prestigiose società del mondo Ict: Microsoft, nella cui  avveniristica nuova sede nel capoluogo lombardo si è celebrato l’avvio della settimana digitale, Samsung, Intel, Teorema, con cui Microsoft ha lavorato per regalare alla città, ai cittadini e ai turisti un sistema sperimentale basato su Intelligenza artificiale, che va sotto il nome di Chiara. Chiara non è altro che un chatbot, che al momento parla solo italiano e inglese ma che si dovrebbe aprire alla lingua cinese e araba, che, partendo dalle esigenze della città in ambito culturale e turistico, vi sono le indicazioni su una delle mete meneghine più richieste, ovvero il Cenacolo Vinciano.

Giuseppe Sala, sindaco di Milano

Il progetto rappresenta una sperimentazione in una logica di smart city e al contempo di multiculturalità. Il progetto potrà rappresentare anche uno strumento di efficienza per la PA, di innovazione del servizio pubblico e di semplificazione del rapporto con la cittadinanza, permettendo alle persone di trovare facilmente le informazioni di loro interesse e di intraprendere un dialogo “umano” con quella che di fatto è un’intelligenza artificiale. La sperimentazione è stata sviluppata in pochissimo tempo e potrà essere gradualmente perfezionata, beneficiando della capacità di apprendimento dell’AI, per offrire feedback sempre più puntuali.

Silvia Candiani, amministratore delegato di Microsoft Italia

 
Siamo orgogliosi di sperimentare questo nuovo strumento con il Comune di Milano, in risposta alla Call for Ideas della scorsa estate. Lo facciamo a Milano, per la prima volta in Italia, nella città che a pieno titolo può essere considerata la Capitale dell’innovazione, contando di poterlo facilmente replicare nelle altre città italiane. Il Cloud Computing e l’Artificial Intelligence non solo rivoluzionano con lungimiranza i modelli di interazione e business, ma soprattutto semplificano la vita delle persone. Ne sono esempi anche la nuova piattaforma di continuous learning del MIP e la nuova piattaforma intelligente per la salute di tutta la famiglia di Europ Assistance. Progetti innovativi che dipingono uno scenario in evoluzione, ove per crescere non è però solo necessario investire in tecnologia, bensì anche in cultura: la nuova ricerca Microsoft-KRC Research dimostra proprio il valore della cultura digitale quale driver strategico per la competitività del Paese”, ha commentato Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, in una nota diramata dalla società.

Come del resto sottolineava durante la presentazione, il concetto di intelligenza artificiale sarà utile in campo sanitario, per esempio, per la prevenzione e la cura dei tumori, ma anche la prima piattaforma digitale per la salute di tutta la famiglia con cui la Compagnia di Assistenza del Gruppo Generali punta sulle nuove tecnologie per dare vita a un efficace sistema di health management & care coordination.

Si tratta di MyClinic il nuovo progetto digitale di Europ Assistance, la piattaforma di ultima generazione, accessibile sia da smartphone (app e mobile site), sia da PC, permette a clienti e business partner di accedere a una gamma di servizi sanitari in modo semplice e intuitivo: la cartella clinica, un sistema di autovalutazione dei sintomi certificato come dispositivo medico di classe 2, il consulto di un medico e una sezione con lo storico di tutte le attività fatte sulla piattaforma. MyClinic punta a sviluppare un percorso di prevenzione e consulenza medica, basato da una parte sulla raggiungibilità 24/7 di un pool medico parte di una struttura sanitaria certificata, dall’altra sulla possibilità di monitorare e condividere i propri parametri via device, dando accesso agli utenti a soluzioni intuitive, quali videochat e tool medici di autodiagnosi.

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Trasporti ed energia polo d’attrazione per investimenti Ict nelle Smart Cities

Fin qui tutto bene, le premesse per una buona e sana gestione dell’It in campo civile ci sono, ma siamo davvero sicuri che il concetto di smart city, non sia solo un progetto ambizioso tendente a portare soldi nelle casse di alcune società? E’ una domanda legittima, che potrebbe anche essere smentita, ma qualche interrogativo ce lo pone.

Come sottolinea Bruce Sterling, autore di fantascienza, dovente alla European graduate school, in un articolo ripreso da Internazionale, “La popolazione sta velocemente invecchiando, le infrastrutture si sgretolano e i cambiamenti climatici stanno prendendo il posto degli incendi, delle guerre e delle epidemie del passato. Sono questi i problemi urbani importanti sui quali bisognerebbe concentrarsi”. Insomma, un’immagine che di fatto potrebbe dipingere le tecnologie digitali amate dagli appassionati delle smart city come appariscenti e fragili, alcune addirittura nocive, ma fanno già parte del patrimonio urbano.

Quando installi la  fibra ottica sotto i marciapiedi di una città, ottieni internet. Quando hai grattacieli e smartphone, ottieni l’ubiquità portatile. Quando scomponi uno smartphone in sensori, interruttori e radioline, ottieni l’internet delle cose. Google, Apple, Facebook, Amazon, Baidu, Alibaba, Tencent: sono questi i giganti industriali della nostra era. È così che le persone fanno i soldi, è così che costruiranno le città. La smart city del futuro sarà internet, il cloud, e un altri gadget messi in campo dalle amministrazioni comunali con lo scopo di rendere le città più attraenti per il capitale. Queste città intelligenti non saranno paradisi dell’efficienza apparentemente impeccabili, come il nuovo quartier generale della Apple. In passato – scrive –  pensavo che il tempo avrebbe dato ragione ai fornitori d’infrastrutture di internet: che avremmo vissuto in un mondo fatto di torrent (un sistema per lo scambio di ile) e di circolazione dati senza conflitti e per tutti. Le cose sarebbero davvero potute andare così, ma il guadagno non è stato abbastanza rapido. Al suo posto è emerso l’attuale modello economico basato sulla sorveglianza, e quindi la consapevolezza che le nostre informazioni personali sono in mano alle aziende”. 

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