Troppo giovani e troppo disinibiti in rete. Il fenomeno descritto da GData

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Proteggere i minori su internet

Secondo l’ultima edizione dell’iniziativa GData, ‘Cyberbullismo 0 in condotta’, che ha coinvolto circa 2 mila ragazzi e 400 genitori di 9 provincie e 4 regioni italiane, i dati sono allarmanti: non esiste parental control, attivi sui social a orari serali/notturni

Giovani, giovanissimi, forse troppo, si avvicinano al mondo Internet. Questa tipologia di persone, senza scomodare i millenials, sono sempre più a contatto con tablet e smartphone e su questi strumenti ci giocano, ci guardano i cartoni animati, e può capitare che, navigando, se il sistema non è adeguatamente protetto, li porti su siti che per loro proprio non vanno. Secondo l’ultima edizione dell’iniziativa GData, ‘Cyberbullismo 0 in condotta‘, che ha coinvolto circa 2 mila ragazzi e 400 genitori di 9 provincie e 4 regioni italiane (Liguria, Piemonte, Lombardia, Marche), risulta ancora preoccupante il livello di disinformazione dei ragazzi a fronte dei rischi a cui sono esposti in età fin troppo prematura.

Condotta insieme allo specialista della sicurezza in Rete Mauro Ozenda tra febbraio e maggio 2018, Il feedback raccolto sull’utilizzo di Internet e Social da parte dei ragazzi in età compresa fra i 9 e 13 anni è: Il 90% afferma di non avere mai avuto un parental control sul dispositivo; il 40% non protegge il proprio smartphone con doppio PIN e blocco schermo; l’80% tiene sempre attivi wifi e geolocalizzazione e la stessa percentuale naviga su internet prima dei 10 anni, tablet e console connessi a Internet sono impiegati già a partire dai 6 anni. I ragazzi di 11-13 anni sono iperconnessi e interconnessi: circa il 60% di loro è costantemente online. L’utilizzo medio di Internet, messaggistica istantanea e social è di 5 ore al giorno.

Da una ricerca GData emerge che sono tanti, troppi, i giovani che si avvicinano ai social network in età non matura

Prosegue sino a tarda sera e anche nelle ore notturne. In generale l’80% è attivo sui social (soprattutto Instagram e Musical.ly) prima del 13 anni, non si curano dell’innalzamento della soglia ai 16 anni a partire dall’entrata in vigore del GDPR, certi che i genitori daranno comunque l’autorizzazione all’utilizzo di queste piattaforme. Il 95% risulta “multitasking” a grave detrimento dell’attenzione. Il 95% usa Whatsapp (già a partire dalla quinta elementare), piattaforma preferita dai ragazzi delle medie la cui presenza su Snapchat è considerevolmente calata rispetto al 2017, poiché la piattaforma è considerata un doppione di Whatsapp.

La maggior parte dei ragazzi crea nuovi profili social qualora si dimentichi la password di accesso, lasciando i profili “abbandonati” alla mercè dei cybercriminali. Videogiochi violenti già in quinta elementare (il 20% dei bambini) nonostante l’indicatore PEGI imponga un’età minima di 18 anni per l’esposizione a contenuti violenti. Una piccola percentuale ha già effettuato in quinta elementare acquisti in-app per un valore medio tra i 10 e i 50 Euro. Si tratta di un fenomeno da arginare perché secondo gli esperti potrebbe portare a fenomeni di ludopatia. Infine, sempre più spesso sono i figli a indicare ai genitori come configurare nel giusto modo la privacy e la sicurezza sui profili social, imponendo loro a volte persino la modifica delle password della casella primaria di posta elettronica.
“La consapevolezza di aver portato, laddove mancava, un’educazione e cultura digitale di base per consentire ai nativi digitali di navigare, condividere e sfruttare le enormi potenzialità che la Rete presenta, riducendone al massimo i pericoli è per noi un’enorme fonte di motivazione: l’80% delle informazioni trasmesse ai 2000 ragazzi e 400 genitori coinvolti nell’attività di sensibilizzazione erano sconosciute ai destinatari dell’intervento fino al giorno prima”, commenta Giulio Vada, Country Manager di G Data Italia, che non manca di menzionare un dato particolarmente preoccupante: rispetto al 2017 si sono anticipati i tempi nell’utilizzo di console e tablet connessi a Internet, impiegati già a partire dai 6 anni senza alcuna restrizione né filtro sui contenuti.

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