Wind e Vodafone: al via la causa della Corte di Giustizia Ue

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Dopo un acceso ‘balletto’, partito nel 2013, La causa della Corte di Giustizia Ue contro politiche commerciali aggressive nei confronti di Wind e Vodafone è partita

Wind e Vodafone ancora nell’occhio del ciclone. E partita la causa della Corte di Giustizia Ue sul settore delle telecomunicazioni e le pratiche commerciali aggressive che ha coinvolto le due società , sanzionate dal 2012 dall’Agcom a causa della commercializzazione di carte Sim sulle quali erano preinstallate alcune funzioni, come la navigazione in Internet o i servizi di segreteria telefonica. Secondo quanto riporta Radiocor,  i costi erano automaticamente addebitati all’utente, senza che quest’ultimo venisse informato dell’esistenza di tali servizi o della loro natura onerosa.

Per evitare gli addebiti, l’utente doveva disattivare i servizi (meccanismo di option-out od opt-out). Wind e Vodafone hanno impugnato le sanzioni davanti al Tar Lazio, il quale, con sentenze del 18 febbraio 2013, le ha annullate ritenendo che la competenza spettasse non all’Antitrust ma all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni). Il Tar ha dato rilievo al fatto che il Codice delle comunicazioni elettroniche tutela i consumatori nello specifico settore delle comunicazioni elettroniche, attribuendo i corrispondenti poteri regolamentari e repressivi all’autorità garante in materia.

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Contro la sentenza del Tar, l‘Antitrust ha quindi proposto appello davanti al Consiglio di Stato che, nel febbraio 2016 ha rilevato che la condotta contestata alle compagnie telefoniche integra, quantomeno in astratto, una pratica commerciale considerata “in ogni caso aggressiva” dal codice del consumo. Modificando un proprio precedente orientamento, il Consiglio di Stato ha poi stabilito che la competenza a sanzionare tale pratica aggressiva appartiene esclusivamente all’Antitrust, anche se viene in considerazione il settore delle telecomunicazioni.

Tale interpretazione risponde all’intento di scongiurare il procedimento per infrazione avviato nel 2013 dalla Commissione europea contro l’Italia per scorretta attuazione delle direttive Ue: lo Stato non avrebbe assicurato ai consumatori nel settore delle comunicazioni elettroniche un livello di protezione conforme agli standard previsti. Secondo la Commissione, quindi, le disposizioni previste a tutela del consumatore devono prevalere su quelle relative alla materia delle telecomunicazioni

L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha rinviato le cause, per la decisione nel merito, alla sesta sezione, che ha deciso di sottoporre alla Corte di giustizia varie questioni pregiudiziali riguardanti l’interpretazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori anche in rapporto alle direttive sui servizi di comunicazione elettronica.

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